Perché andare
La storia del regno si estende oltre il momento dell'unificazione. Collega il cambiamento industriale settentrionale e la questione meridionale con le ambizioni coloniali e la prima guerra mondiale, lasciando un'eredità più complicata di quanto i soli monumenti nazionali celebrativi suggeriscano. Aiuta anche a distinguere i monumenti all'unità nazionale da quelli modellati dalla guerra e dalle sue conseguenze.
La storia completa
Dopo Vittorio Emanuele II, la monarchia passò a Umberto I e poi a Vittorio Emanuele III. Roma divenne la capitale in 1871, ma il nuovo stato conteneva forti differenze sociali ed economiche. Lo sviluppo industriale era concentrato più fortemente nel nord; le persistenti difficoltà del sud divennero note come la questione del sud. All'inizio del secolo, i governi perseguirono l'espansione coloniale in Eritrea, Somalia e Libia. Gli anni associati a Giovanni Giolitti portarono anche la modernizzazione economica e politica. L'Italia è rimasta neutrale all'inizio del Primo Guerra mondiale, poi si unì all'Intesa dopo che un accordo segreto promise guadagni territoriali. I combattimenti in trincea sono stati severi. La sconfitta dell'esercito a Caporetto In 1917 è stato seguito da una posizione difensiva sul Piave e dalla vittoria a Vittorio Veneto in 1918. L'insediamento del dopoguerra portò nuovi territori, Tra cui Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia, ma non tutto promesso. Il discorso nazionalista di una "vittoria mutilata" è nato da quel divario. Insieme, questi eventi spiegano perché i monumenti del regno possono celebrare l'unità, il sacrificio e l'espansione lasciando la disuguaglianza regionale sullo sfondo.
